22/07/2026 / FANTASCIENZA

Perché negli anni settanta si leggeva più fantascienza?

Il libro con la serie completa di Wakosky Road di Stefano Tartarotti è edita da Festina Lente Edizioni e <a href="https://amzn.eu/d/2VMOVJP">disponibile su Amazon</a>

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Perché c'era più cultura. L'omologazione al ribasso dei tempi recenti ha portato alla contrazione di generi che richiedono una certa preparazione. Lo afferma il librario intervistato nel numero 105 di Robot, dove si parla di “Fantascienza e dio profitto”

“Ci sono settori di qualità che dagli anni Novanta in poi si sono mantenuti, ma, di base, il mercato ha deciso troppo: ed è un mercato omologato e al ribasso, ci tengo a dirlo”. Così si esprime il libraio – con oltre trent'anni di esperienza – intervistato da Laura Coci nel numero 105 di Robot, appena uscito in versione digitale e cartacea. “La fantascienza, ora, non può diventare mainstream, lo era quando c’era una preparazione culturale di altro tipo: le tematiche della fantascienza aprono mille mondi, portano al confronto e al ragionamento”.

Concetto che si sposa con un altro che abbiamo trovato di recente, secondo cui a molti lettori leggere fantascienza farebbe paura, comporterebbe fatica e difficoltà di comprensione. È vero: la fantascienza ha un suo linguaggio, in un certo senso. Ma ci sono ampli settori di fantascienza perfettamente leggibile da lettori abituati al mainstream o al giallo. Viene anche da chiedersi: la predominanza della fantascienza nel cinema ha avuto un effetto positivo verso la narrativa, fecilitando l'ingresso del lettore in questo mondo, o lo ha spaventato di più?

È solo uno dei tanti temi che apre questo numero della prestigiosa rivista italiana.

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